Il mal di pancia delle femmine

Già che ho citato l’argomento nel pezzo precedente, facciamo fuori subito il tema ciclo.

Qualche anno fa, dandomi un’incoraggiante (almeno credo questo fosse l’intento) pacca sulla spalla, il mio primogenito pronunciò questa frase “mamma non importa se hai urlato per niente (!), non me la prendo, papà mi ha spiegato la storia del mal di pancia delle femmine”. Capito?? Il papà gli ha spiegato… Certo… Chissà in che termini… Al momento pensai che avrei fatto due chiacchiere col Capettini senior quella sera, giusto per approfondire, ma cambiai idea: dopotutto, perché non parlare ai maschi di ciclo e dell’altalena ormonale che colpisce le donne una volta al mese, già in “tenera” età? Chissà, potrebbe essere un modo di tirare su generazioni di uomini non dico empatici, non aspiriamo a tanto, ma quantomeno realmente comprensivi. Forse quando comunicheremo che sono arrivati quei giorni, la smetteranno di sgranare gli occhi, scocciati, come se per noi questo appuntamento mensile fosse un piacere, e dire “Ma non le avevi 10 giorni fa?” O di salutare gli amici post aperitivo dicendo “Vado che mia moglie ha il ciclo”. O ancora, ostentare gentilezze palesemente artefatte.

E’ vero, pensavo di essere nata immune agli sbalzi umorali da mestruazioni (non mesturazioni, ok?). Invece, dopo la nascita del secondogenito, ho cominciato ad avere dei problemi di depressione (prima), seguiti da momenti di isteria (durante). Passo dal “Mio Dioooo come farò ad affrontare la vita? Sono una fallita, cosa ci faccio qui? Ho pure procreato, rovinerò la vita ai miei figli, avrei dovuto restare sola per sempre” al “Brutti maschiacci bifolchi, maledetto il giorno che ti ho incontrato e ho fatto pure due maschi che porteranno avanti la abietta stirpe del cromosoma XY…che tanto noi donne potremmo procreare anche da sole e senza seme se lo volessimo”. La canzone simbolo della mia adolescenza è diventata ora l’inno del ciclo mestruale e passo ore in doccia cantando “, I’m a creep, I’m a weirdo, what the hell am I doing here, I don’t belong here” oppure mi accompagno con la Amy “and now the final frame… love is a losing game”. Sono pochi giorni al mese e capisco che non siano piacevoli per chi mi sta attorno. Ma guardate che non è una passeggiata nemmeno per noi eh! Facile parlare quando sei uomo. Quel simpaticone del Cape, da quando deve confrontarsi coi problemi della SPM, ha inventato il totociclo: mi guarda e cerca di indovinare quanti giorni manchino: “Mamma mia che faccia hai, va che occhi…domani arriva…”. Arriva? Chi?? Babbo Natale? Comunque grazie, belle parole. Epperò ha ragione. Il giorno dopo, a metà pomeriggio, mi telefona e dice “allora? Arrivato?”. “Sihh”, mi limito a rispondere, con tono anemico. “Te l’avevo detto, avevi una faccia ieri… ormai lo capisco al volo, sono un grande”. Io resto in silenzio e penso… Si… Non posso che essere d’accordo. Sei un grande s*****o.

Facciamo un patto. Noi non pretendiamo comprensione e pazienza. E voi, in quei giorni, vi levate dalle balle.

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