Primo: odio fare shopping, è un delitto? Fosse per me comprerei abiti e scarpe online, non lo faccio perché non avrei voglia di dover fare il reso qualora non mi andassero.
Secondo: non acquisto una cosa perché “va di moda”, non me lo devono dire gli altri cosa mi piace. Per esempio, non spenderei mai delle cifrone per quelle borse marroni con il logo “Livorno-Verona”; credo che sia una cosa che si acquista più perché è uno status symbol che per la trama accattivante. O come quei piumini, semplicissimi piumini in tinta unita con il bollino su una manica tipo Banana Chiquita. Almeno quelli della Ferragni hanno un disegno, due sberluccichi, qualche sfumatura… Non capisco centinaia di euro per un capo così… Ma semplicemente, non è il mio modo di concepire gli acquisti (e la vita). Se potessi spendere tanti soldi per una borsa o una giacca, me la farei fare come dico io!
Altro recentissimo esempio, che mi fa sentire un po’ presa per il didietro: abbiamo passato decenni a deridere i crucchi per la ciabatta col calzettone di spugna, ma adesso, aaaaah adesso hanno deciso che fa figo di brutto! Urca la Ilary in Tanzania con la tuta verdeDiChiBeltàSiFida, infilata nel calzettone e ciabatta ai piedi… giusto a lei sta bene, perché è gnocca sempre. Ma da che mondo e mondo, le donne vengono insultate dai mariti, quando nelle fredde giornate invernali, girano per casa con la tuta nei calzini. Sarà mica che Totti l’ha mollata per quello?
Vabbè, ok, si capisce che non sono un’intenditrice, né un’amante dell’argomento, inutile continuare… L’unica moda che potei seguire, potrebbe essere quella dei capi non stirati… Attendo fiduciosa e passo a rispondere a mio marito…
Non è assolutamente vero che sono indecisa quando acquisto, né che scarto tutto quello che vedo. Poiché lo shopping è un peso per me, esco già con le idee chiare su ciò di cui ho bisogno e soprattutto, so cosa mi sta bene e cosa no (in base anche al periodo dietologico del momento) Ergo: non perdo tempo a visionare cose che so che non mi donano o che mi fanno ca***e anche solo da lontano.
Mi fa specie che lui si reputi così risoluto nel suo modo di fare shopping, siamo al limite della distorsione cognitiva! Non scomodo testimoni perché minorenni, ma giuro che non è proprio una lippa. Per esempio, parliamo di scarpe… Il tempo che passa, a casa, a scorrere col dito siti di sneakers, di cui mi manda link in continuazione per chiedere un parere, non lo contiamo?
Oppure, nei negozi, quando sembra che abbia deciso cosa acquistare ed esce deciso dal camerino per andare in cassa, noi non ci illudiamo perché prima di arrivare al pos, anzi, a volte anche dopo aver pagato, si guarda in giro e trova sicuramente un’altra pila di magliette da ‘sfogliare’, mentre noi siamo già in auto. Perché lui ha SEMPRE bisogno di una maglietta (ma raramente ne butta una)! Ha decine di t-shirt, soprattutto commemorative (lui adora questo genere, io, che strano, lo odio): di squadre di calcio e altri sport, di gruppi musicali, di contrada…e persino di grigliate che fa in contrada. Ah e poi ci sono quelle del lavoratore: ‘quella la tengo per quando imbianco, quella per quando faccio giardinaggio, quella per quando vado in discarica’… Beh… per fortuna restiamo sempre indietro con i panni da stirare, altrimenti… Non riuscirebbe a chiudere nemmeno un cassetto!
Comunque, nemmeno a dirlo, ora mi devo preparare al supplizio: uscirò a comprarmi qualcosa perché ho fatto troppi sacchi Caritas ultimamente e dovrò pur coprirmi in qualche modo. Grazie al cielo ci sono i saldi, anche se ormai è diventato uno schifo tra finti sconti e negozi (insomma, quelli che frequento io) che tirano fuori capi a cui nemmeno io riuscirei a ridare vita. Ok, niente scuse, vado.
