A differenza della mia dolce (a tratti) metà ho all’attivo pochissime consegne e ritiri scolastici di figli, pur vantando comunque una tamponatura di un’incurante e alquanto distratta madre intenta in un ardito tentativo di parcheggio. Il suo sfogo mi ha dato però l’occasione di meditare in generale sul il mio rapporto con la macchina.
Partiamo dal concetto base che guidare mi piace proprio! Al netto di sciatica e prostata, guido senza problemi e affanni per svariate centinaia di chilometri. Risultano oramai mitiche tra parenti e amici le nostre levatacce familiari, ad orari assurdi, per le partenze intelligenti per le località di mare. Mi attacco con tipica postura da mantide religiosa al voltante e mi godo il mutare dei paesaggi, le diverse condizioni climatiche. Mi immagino su una decappottabile… su una delle mitiche route che tagliano per il lungo gli Stati Uniti, occhiale da sole, capelli (pochi) al vento, canticchiando una canzone dei Creedence Clearwater Revival in compagnia di moglie e figli sorridenti e giocosi.
Ecco, questo se fosse un bel film andrebbe bene… ma noi viviamo nella maledetta pianura padana dell’interland Milanese, la patria del traffico frenetico, delle autostrade e tangenziali congestionate, dell’asse del Sempione che si interseca regolarmente con grandi strade di collegamento.
Insomma altro che Creedence, altro che John Fogerty che ti chiede se hai mai visto arrivare la pioggia in una giornata di sole, qua si è in battaglia, e tutto quello che senti nelle orecchie è Fred Durst dei Limp Bizkit che ti ricorda che oggi è una giornata sbagliata, una di quelle dove è meglio che i furbacchioni ti girino al largo. Niente sole e vento nei capelli, piove e tanto non si puo’ andare in giro con giù il finestrino, c’è lo smog!
Quindi nella zona dove abitiamo la condizione cambia radicalmente: bisogna essere temprati, attenti, risoluti alla guida e sempre rispettosi delle regole! Insomma una partita a scacchi molto delicata, anche perché qui tra attraversamenti pedonali sbiaditi, monopattini che sfrecciano più veloci della Yamaha del Valentino, orde di ciclisti disposti a ventaglio manco fossero ballerine di Can Can al Moulin Rouge, sembra di stare in un videogioco Arcade anni 80, dove la gente fa di tutto per farti diventare un pirata della strada.
Io giuro, faccio di tutto per non inc……rmi alla guida ed essere di buon esempio per i miei figli che mi monitorano attentamente dai sedili posteriori; cerco di fare passare il povero automobilista di fronte a me fermo ad un stop dal 1983 in attesa che qualche cristiano rallenti per farlo immettere, attendo pazientemente che quello parta dal semaforo anche se sta guardando quel m&%@#a di smartphone che dovrebbe infilarsi in zone che occupano il suo sedile di guida; vi giuro che non me la prendo neanche più di tanto quando quello dietro di me viaggia ad un millimetro dal mio paraurti posteriore, spingendomi manco fossi l’ultimo degli anziani con il cappello… ma se volete vedere la morte in faccia, vedermi paonazzo esercitare creative forme di insulto che non contemplino vere e proprie parolacce (cosa si fa per i figli…) fatemi uno, un solo sgarro su una rotonda!!
Le rotonde per me sono il nuovo test intellettivo moderno: non ci vorrebbe la cultura di Piero Angela o la mente di Rubbia, sono dei cavolo di cerchi a cui si attaccano delle strade, che…… quando sono a due corsie danno il via a delle libere interpretazioni del tutto personali!!!! Niente indicatori di direzione, gente che si muove in diagonale credendo di essere un Alfiere sullo scacchiere di Marostica.
Le rotonde mi stanno sulle palle (e come sanno familiari e amici stretti, le odio per DIVERSI motivi). Non le reggo. Voglio tornare ad un mondo di semafori.
A morte le rotonde
Prima causa dei conflitti tra i popoli
