(ARTICOLO SCRITTO PRIMA DEL DPCM DEL 3.12.2020, blablabla)
“The season’s upon us, it’s that time of year”… cantano i nostri amati Dropkick.
Si, è quel periodo dell’anno. Quale periodo? Ma il Nataleeeeeeeeee… Gesù Bambino, le luci, la corsa ai regali, i lavoretti, i buoni sentimenti (veri o finti che siano), la voglia di stare un po’ insieme in tranquillità e armonia.
A dispetto della mitica battuta del grande Riccardo Garrone, noi aspettiamo sempre il Natale con gioia. E soprattutto, lo aspettiamo tenendoci a digiuno dalla settimana prima perché nei giorni santi, la maratona è davvero impegnativa!
Tutto inizia la sera della Vigilia quando si va dalla nonna Lella per la prima abbuffata. Si parte intorno all’orario di aperitivo. Ci si scambiano i doni dei grandi e poi la nonna apre il buffet con la sua ormai storica frase “Servitevi, quel che c’è, è tutto lì!”. Ovviamente sul tavolo non c’è un angolo libero, è tutto ricoperto di cibo: dal panettone gastronomico appena farcito, all’insalata di faraona della zia Chicca, dai salumi appena affettati, al finger food, al polpo, dal kilo di zola piangiulento, all’insalata russa artigianalissima. E’ tutto sul tavolo, certo, ma poi saltano fuori anche teglie dal forno e vassoi dal frigorifero! Il re della tavola di Natale, però, è lui, l’immancabile, unico, inimitabile PATE’DELLALELLA (scrittotuttoattaccato, ha anche il Copyright). La produzione ormai è diventata industriale, si è sparsa la voce in questi anni e chi lo ha assaggiato, ne esige una ciotola per ogni Natale; c’è chi lo aspetta più di nostro Signore, facendogli persino posto nella mangiatoia. Tutti gli anni, mentre lo spalmiamo sui crostini, c’è qualcuno che dice “ma perché il patè si fa solo a Natale?”. Non lo sappiamo perché in altri momenti dell’anno la nonna non lo cucini, ma forse, se lo mangiassimo a Ferragosto, non sarebbe buono uguale, no? Comunque, una pecca c’è in questa cena: non ci sono alcolici. (…). Ahahahahah ci avete creduto? Ognuno porta roba, ma il pusher principale è lo zio Renato, che inizia a consegnare il vino a casa della nonna giorni prima, oh, mica che se lo dimentichi a casa quando serve! E dopo cena, quando Babbo Natale ha bussato alla porta lasciando ai bimbi i loro regali, con la frutta secca e il panettone, ecco spuntare le bottiglie magiche: i “digestivi” artigianali dello zio. Mettono gioia solo a guardarli, colorati e magici. Il limoncello ormai sta raggiungendo il paté a popolarità; la gente entra pure nel garage del produttore a rubarlo (vero!). Il “mandarinello” idem! Il nocino chettelodicoafare. La gradita sorpresa degli ultimi anni è senza dubbio il “chinottello”. Inutile dire che dobbiamo farci diversi caffè prima di partire per la bergamasca… si perché al termine del banchetto, facciamo pigiamare i figli e partiamo per la casa dei nonni orobici.
Che il secondo round è alle porte: il pranzo del 25! Se mediamente, in una domenica qualsiasi, da una tavola bergamasca ci si alza alle 16 circa, potete immaginare cosa sia la giornata di Natale: si entra in trincea alle 11, a mezzanotte si cerca (con insuccesso) di trascinarsi nel letto mentre hai il cognato che ti esorta ad aggredire il 27esimo secondo.
Grande mattatore della giornata è nonno Alvaro; per lui la preparazione del pranzo natalizio inizia intorno a settembre: si documenta, fa ricerche, butta giù idee, scarta portate già fatte negli ultimi 74 Natali e cerca di testare i piatti da proporre.
Dicevamo, alle undici, si attacca con l’aperitivo e vi giuro, solo quello a qualcuno basterebbe come pranzo (e cena). Inizia anche la strage della cantina del nonno: vengono stappate bottiglie senza soluzione di continuità, quando viene adocchiata una bottiglia oramai vuota per il 55% scatta subito l’apertura della successiva, nessuno, ma proprio NESSUNO deve avere il bicchiere vuoto. Mai.
Si parte con 72 antipasti, 3 primi (“quest’anno abbiamo deciso di stare leggeri”); all’improvviso ti cade l’occhio fuori dalla finestra e vedi buio: ossignore… il giorno del Giudizio! No, semplicemente sono già le 18; era intuibile, perché la zia aveva già in mano monetine e cartelle della tombola da un po’! Ok, pausa, tanto la giornata è ancora lunga; cerchi di combattere contro il potente abbiocco della pancia piena e le altre bottiglie di prosecco che vengono aperte, quelle della merenda; perdi una somma ignobile di soldi e quando stai per ipotecare la casa, la zia pone fine alle ostilità prima dell’ineluttabile.
Sotto con i 27 secondi, con contorni e relativi vini rossi rigorosamente abbinati. Non pensate poi che avanzi qualcosa, perché da metà pomeriggio, arriva la gente che ha finito di pranzare e viene a fare gli auguri. E li fai sedere, e stappi un’altra bottiglia, e scaldi due assaggini poi salutano; e risuona il citofono, e avanti con la staffetta finché i parenti non presenti al pranzo, si esauriscono. … Si beh, a qualcuno potrebbe sembrare un sequestro di persona, ma quando tutto finisce, in realtà sembra di essersi appena messi a tavola.
E in tutto ciò? Dove sono i vari bambini? Boh…Da qualche parte saranno, Babbo Natale è passato al mattino, il resto della giornata è per i grandi!
(FINALE SCRITTO DOPO IL DPCM ecc.) In questo periodo, dove pare all’ordine del giorno sognare di passare i giorni del compleanno di Gesù da soli senza sbattimenti e parenti (diritto sacrosanto), il nostro sincero entusiasmo natalizio ci fa sentire un po’ fuori dal mondo; ad ogni modo, che voi siate davanti a tavole imbandite o sul divano con la pizza, che siate soli o in mezzo a un’orda di parenti, per vostra volontà o per costrizione, passiate un bel NATALE; vi dedichiamo questa meravigliosa canzone, ascoltatevela a un volume dignitoso e ballate, magari sorseggiando due bollicine! Noi crediamo che vi strapperà un sorriso. “Some families are messed up while others are fine. If you think yours is crazy, well you should see mine! They call this Christmas where I’m from”
LOVE ACTUALLY
