HAIRY GIRL

Dicevamo? Ah si, i capelli… Dimmi come ti pettini e ti dirò chi sei! Era così il detto? Concordo pienamente. I miei capelli esprimono la mia genetica inquietudine e la mia bizzarra personalità che purtroppo (o per fortuna?), spesso tengo nascosta.

Dopo aver passato l’infanzia e la preadolescenza con il classico taglio dritto, lungo il giusto per fare coda e codini e il divieto assoluto della frangia, quando ho iniziato ad avere libertà di scelta, ho provato di tutto: la mia prima permanente è il ricordo che porto più nel cuore (avevo i capelli sempre unti perché sentivo dire di metterci la Nivea); subito dopo viene la frangia, quella gonfia fatta con spazzola da svariati cm di diametro, avrei voluto somigliare a una rockstar, ma parevo Maria Goretti. Ho consumato la piastra (e i capelli) a forza di frisé e di stiramenti vari quando sono passata al caschetto. Poi è arrivato il momento in cui mi sono stufata di perdere tempo con le acconciature e sono passata al taglio corto (anche rasata alla Sinéad O’Connor) e da più di vent’anni, salvo brevi pause, non li ho fatti più crescere. Nel 2006, probabilmente per pigrizia mia, avevano quasi raggiunto le spalle, ma quando hanno iniziato a chiedermi se li stessi facendo crescere per l’acconciatura del matrimonio, mi sono spaventata e li ho tagliati.

Da quando ho i capelli corti (che mio marito adora in quanto folle appassionato della compianta Dolores O’Riordan), ho iniziato a sbizzarrirmi con i colori. Solo in questi ultimi quattro o cinque anni ho avuto i capelli decolorati, ramati, lilla, grigi, biondi con riflessi rosa, colpi di sole classici, colpi di sole con ciocche viola…. Per questo Natale ho deciso di coprire i pochi capelli bianchi tornando castana, ma senza farmi mancare frangetta e basette ramate, mica di essere troppo normale. Comunque in realtà dal parrucchiere ci vado al massimo tre volte l’anno. Per me stare lì seduta ore è un’agonia, ci vado più per decenza che per amor proprio.

Chi mi conosce sa che non è la tinta la cosa che caratterizza maggiormente la mia testa, sono gli accessori che fanno davvero la differenza. I fiori restano sempre la prima scelta: su mollette, su vecchie spille adattate, applicati su cerchietti e anche fiori veri strappati senza pietà da una siepe che mi mette allegria (Greta Thunberg mi perdonerà); ma nel mio baule degno di una hair stylist del cinema, ci sono foulard, fasce, bandana, velette, cordini, pietre non preziose, sculture, resti di bomboniere o collant, piume… qualsiasi cosa che con un po’ di fantasia mi possa ficcare tra i capelli.

I miei maschi osservano le mie trasformazioni, rassegnati come davanti al cambio di stagione. Credo facciano anche delle scommesse ormai su come torno quando vado dal coiffeur. Mio marito dice sempre che sto benissimo e io, ogni tanto, decido di credergli.

 A proposito di maschi… Sono diventata, da un decennio e più, la parrucchiera di mio marito, una rasatina e una spuntatina ogni tanto, nulla di che. E l’operazione diventa sempre più veloce visto il diradarsi dei suoi peli. Durante il lockdown ha deciso di adottare lo stile Peaky Blinder (no, non Tommy… Arthur….), che io ho assolutamente approvato, ma lì il lavoro è stato più impegnativo. I ragazzi hanno avuto sempre uno stile tipicamente British, mia fissa. Il tredicenne ora li sta facendo crescere e al momento è letteralmente identico a Louis Miguel di Sanremo 1985. Il suo obiettivo è quello di farsi i dread, non appena riterremo che avrà l’età per gestirseli (e magari, chissà, cambia idea); nel frattempo si fa fare da mammina treccine di vario tipo, tanto che ora ho un’assuefazione al Voltadvance perché le ore passate ad intrecciare hanno gravi conseguenze sulla mia cervicale. Il piccolo ha dei bellissimi capelli lisci lisci, fini fini, castano chiaro chiaro e sono così belli lunghi, sembra un principino… ma no… da qualche mese si è fissato che deve tagliarseli, soprattutto per velocizzare le operazioni di spogliatoio dopo il calcio. Al momento ho risolto con un cappello di lana, ma temo che a breve dovrò cedere (al taglio medio).

In conclusione, la mia testa colorata, spettinata e decorata esprime perfettamente il mio spirito sbadato, ma gioioso e il mio cuore aperto, anche se in questi ultimi particolari anni, forse ho un po’ smarrito la strada del sorriso. Ritrovarla sarà il proposito per il nuovo anno…. e inizio dedicandomi questa canzone (non potevo scegliere che lei)! If this world makes you crazy, and you’ve taken all you can bear… You call me up…  Because you know I’ll be there! I see your true colors, and that’s why I love you… So don’t be afraid to let them show, your true colors… True colors are beautiful, like a rainbow.

Una risposta a “HAIRY GIRL”

  1. Luis Miguel! Ahahahah!
    Giusto ieri pensavo che era da un po’ che non leggevo più niente da queste parti: primo desiderio dell’anno esaudito!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.