La Movida e i Movida

Movida – “Anni luce”…. Eh sì, anni luce sembrano passati da quando mio nonno e mio papà avevano i loro bar a San Vittùr (San Vittore Olona, provincia di Milano, non il carcere, spiritosoni) dove andavano a bere il bianchino e giocare a carte. Immaginate niente di più “statico”? Un vecchio bar fumoso, gente incollata alla sedia a tirare violentemente carte su tavolo (e tirare altro qui non riportabile). Ora non esiste più “il bar”, non esistono più il bianchino e lo “sprusà”… Perché ora…C’è… la “MOVIDAAA”, termine spagnolo (incredibile, non inglese?) che tradotto letteralmente significa “mossa”; esattamente il contrario della  staticità pocanzi citata. Innanzitutto, abbiamo una stupenda lingua di un miliardo di vocaboli, possibile che dobbiamo saccheggiare altri idiomi per tutto? Qui si che è il caso di puntualizzare: “PRIMA LA LINGUA ITALIANA!”: no agli esterofili del vocabolario! Comunque tornando alla MOVIDA, si capisce chiaramente che questo siamo oramai: un popolo continuamente tormentato ed in movimento, che si agita, che deve vedere altra gente, deve incontrarsi, parlare (?), sfoggiare… ma mi sembra, per usare un latinismo caro all’indimenticato Professor Scoglio, che ci muoviamo un po’ “ad minchiam” ultimamente!

C’era da aspettarselo che i media, archiviata la caccia al runner untore, (runner eh, corridore o podista non fa figo, non vale nemmeno più dire “fare jogging”), si scagliassero ferocemente sullo “Spritz addicted” (addicted): gli avevano chiuso tutto per settimane, niente più prosecchINO, niente più mocassINO, niente più cenINO, niente più discotechINA (che poi è tutto INO e non ho mai capito perché). Oh, una seratINA movida, in tempi non-Covid, costava come otto weekend al tempo della lira e poco importa se poi non hai  i soldi per cose marginali tipo il mutuo, pagare la bolletta del gas o la spesa, esistono della priorità per far parte del branco, fffiga! Ad ogni modo, per l’addicted untore da qualche settimana l’incubo é finito! E allora dai, fatelo correre in centro, che indossi la camiciola, che incontri gli amici e avanti con la “mossa” spagnoleggiante. Poi, tra un Negroni di troppo che appanna le menti, il fatto che ogni città ha i suoi sacri posti dove rilassarsi dopo il lavoro, altrimenti non fai più parte della “Milano da bere”… Ecco, la situazione sta finendo a schifo, per usare un efficace termine italianissimo.

Media, sindaci, governatori e governanti, eddai, non demonizziamo la voglia della gente di uscire e trovarsi. La verità, scremando il tutto da facili ironie, credo sia una: si può chiamare “movida”, si può chiamare bar, si può chiamare in altri modi ma l’uomo per sua natura è portato alla socializzazione, che può avvenire in diversi modi, con i tempi e le modalità che vogliamo; ma il tavolo, con le sue sedie attorno, continua a risultare la più potente delle piattaforme social. La convivialità e la voglia di stare insieme sono concetti fondamentali a cui si fa fatica a rinunciare. Perché siamo animali che hanno bisogno di comunicare, di vivere di affetti e di esternarli. In una società che ci spinge sempre di più all’individualismo, i nostri momenti brutti vanno curati: a volte con un buon libro, a volta emozionandosi con un film, a volte ascoltando una bella canzone, ma spesso un periodo difficile può essere sconfitto da una risata con gli amici, da una tavola imbandita, davanti a del buon vino. Quindi stiamo insieme, ma da questa situazione pandemica, impariamo a riappropriarci di tempo e modi che non siano finalizzati sempre al puro consumismo. Proviamo a rigustarci il singolo momento: la battuta di un amico, il sorriso di un estraneo, la gentilezza elargita al prossimo. E questo si può fare anche a distanza, dietro a una mascherina, se ci tieni davvero.

Facciamo sì che la nostra movida sia un movimento di sentimenti più che di apparenza, di gioia di vivere più che di mero consumismo.

L’euforia e l’entusiasmo di questi strambi tempi credo che abbiano portato a commettere qualche errore e forse è mancato anche un po’ l’aiuto di chi ci amministra, sta a loro saper indirizzare il buon senso e la compostezza che comunque abbiamo dimostrato di avere, senza demonizzare eccessivamente una “categoria” … per poi additarla a responsabile di un eventuale peggioramento futuro, tra l’altro!!

Vabbeh, mi sono fatto troppo serio, meglio che la chiudo qui; godetevi sta canzone di quando ero un brufoloso metallaro convinto che non faceva ancora aperitivINI, ditemi cosa ne pensate, aspetto una vostra “call” per avere un “feedback” ed eventualmente fare un “planning” per i “next step”.

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