Quanto ci mancherai, musica live!

System of a Down – B.Y.O.B. “Everybody’s going to the party, have a real good time, dancing in the desert, blowing up the sunshine”… perché in fondo è così! Quando c’è una festa e la gente si diverte, danza fino a far sparire il sole! Nelle nostre ormai torridissime estati, a volte sembra di stare anche nel deserto come la location scelta da Serj Tankian e soci per far divertire e danzare questo popolo godereccio. Materializzando i versi di questa canzone non riesco a non immaginarmi un concerto.

Già, i concerti, i grandi assenti di questa estate bizzarra! Un colpo al cuore che in molti non supereremo con facilità, i grandi raduni torridi ci mancheranno veramente tanto.

La nostra passione per la musica credo che oramai vi sia arrivata e che di conseguenza si trasferisca alla performance live  è abbastanza intuibile; o va da sé che tutto ciò è stato insinuato a dovere nelle testoline dei nostri pargoli, tanto che lo scorso dicembre, Babbo Natale si è visto recapitare dagli ometti di casa Cape una letterina con un unico desiderio imprescindibile: il biglietto del concerto dei System of a Down in coppia coi Korn, per sé e per i propri genitori (giusto perché sanno di non potere andare soli, ma ne farebbero già a meno). Il magnanimo omone della Lapponia, pur dovendo sopportare un esborso economico esorbitante, li ha accontentati, ignaro che i piccini abbiano già mangiato la foglia e hanno in progetto di ripetere tali richieste per i Natali a venire.

I concerti sono belli, bellissimi, bellerrimi, ma, da scassamaroni quale fieramente mi autoproclamo, non posso esimermi dal fare un elenco delle cose che non reggo proprio; quindi, in puro stile “alta fedeltà” (consigliatissimo sia il Libro di Nick Hornby che il relativo omonimo film), ecco la top five delle cose che non reggo ai concerti:

  • I prezzi dei biglietti: maledetti mp3 e musica in internet per cui non si comprano più i DISCHI (cosa che tra l’altro io, invece, continuo a fare). Io capisco che i cantanti devono sopravvivere e quindi giù di 8000 concerti all’anno fighissimi; ma pagare sempre un biglietto come una poltronissima alla Scala, per essere pigiato in una distesa di cemento sotto il sole cocente, senza neanche un orinatoio decente nel giro di 45461 km, lo trovo eccessivo (sono vietate considerazione del tenore “allora non ci andare!”, non è un’opzione contemplabile).
  • All’interno delle aree concerti non si può introdurre più NULLA. E qui è una fregatura vera e propria per noi che siamo entrati con passeggini senza figli, coperte, tende, frigo, libagioni degne del veglione di Capodanno e riserve di acqua e vino/birra a livelli del bar più rifornito. Giochi per intrattenimento dei pargoli, tensiostrutture per ripararci dal sole… insomma, cavoli, già ti abbiamo lasciato la tredicesima per essere a questo concerto, potrò pure avere la possibilità di costruire una camera da letto per il riposo pre-ritorno a casa!
  • I golden circle, vip area, pit, meet & greet e chi più ne ha più ne metta: pacchetti con cui ti compri a suon di bigliettoni quello che una volta ti dovevi conquistare con il sudore della fronte e con ore e ore di impegno sul campo. La transenna al petto sotto palco, l’autografo del tuo beniamino oramai non sono più la conquista di un cocciuto fan, ma il privilegio vip del figlio di papà o dell’ex rockettaro nerd che è diventato ingegnere spaziale e spende cifre degne di una vacanza alle Maldive per avere anche un’ancella che ti fa aria con una foglia di Palma.
  • I disincentivi all’idratazione. Quando perdi tanti liquidi l’importante è recuperare… ora 7 euro per un 0,40 (quando va bene) di bevanda leggermente alcolica con la schiuma, è un attentato al portafogli già provati dai tagliandi di ingresso, oltre che alla salute! La birra dovrebbe essere omaggiata!
  • L’uomo senza maglietta… Ora finché è la donna senza maglietta i maschi di casa Cape possono chiudere un occhio, soprattutto l’ultimo arrivato, grande fan delle prosperità femminili… ma l’uomo a torso nudo dovrebbe essere fermato per legge e accompagnato all’uscita. Perché io devo cuccarmi il tuo tappetino sudaticcio sul mio braccio? Perché non puoi tenerti la magliettina di cotone come tutti i cristiani, che per sue proprietà va naturalmente ad assorbire le tue secrezioni oltre che a evitare che me le cucchi io? Tieni su sta magliettaaaaaa….

Dopo tutta sta premessa, veniamo alla gestione di un concerto con figli al seguito.

Si sa che per propria natura i ragazzi giovani sono degli entusiasti, e quindi passiamo solitamente la giornata a cercare di far loro capire che: mettersi a giocare a pallone alle 16 con 35° all’ombra potrebbe essere deleterio per il proseguio della giornata; 27 gite agli spruzzini dell’acqua ti rinfrescano si quando sei lì… ma ti accaldano il doppio durante i 72 km avanti e indietro, e quindi è decisamente un cane che si morde la coda; no, non possiamo andare davanti, perché voi finireste spiaccicati e il papà poi deve mettersi a litigare con tutti; e no, non  posso tenerti in spalla tutto il concerto, se sei nano non è colpa mia, io ho iniziato a vedere concerti quando avevo 15/16 anni, tu a 12 hai già visto più concerti di quanti alcuni hanno visto nella loro esistenza; e sì, dovete camminare fino alla macchina a fine concerto, almeno finché non esisterà il teletrasporto… Perchééééé?!?!?!? Perché il papà è più bollito di voi due messi insieme.

Infine… gestione del concerto con la moglie.

Che dire, anche qui siamo un connubio perfetto… io come sempre penso a logistica&trasporti, lei all’aspetto sanitario/ludico/alimentare.

Io controllo prima zone parcheggio, partenze intelligenti (o presunte tali), dislocazione ingressi, vie di uscita, scaletta, ricerche su eventuali gruppi sconosciuti da studiare nei mesi precedenti al concerto.

Lei verifica tutti i dispositivi, cibi e eventuali liquidi (spacciati orrendamente per acqua dei bambini per impietosire il personale addetto al controllo), tira fuori la collezione di tappi da nascondere, cerca giochi per passare il tempo, che possono avere accesso all’area.

Detto ciò… ridiamo e scherziamo sul contorno ad un concerto …ma sarà in realtà quello che ci mancherà da morire quest’anno : l’attesa del giorno, il conto alla rovescia dei ragazzi alla mattina appena svegli, le andate in macchina felici e cantanti, i ritorni con il sottoscritto a stropicciarsi gli occhi mentre tutti inevitabilmente sonnecchiano, le giornate tra amici, attendendo un grande rito collettivo, le prime note sparate che ti picchiano dritte nello stomaco, lo staccare per  ore il cervello da qualsiasi cosa… Un puro godimento, un’energia che ti fa sentire tremendamente vivo, tremendamente felice, tremendamente in sintonia con il mondo… circondato da tantissime persone che, almeno in quelle ore, provano i tuoi identici sentimenti.

2 risposte a “Quanto ci mancherai, musica live!”

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