Guardatelo lì coi suoi figli, in terrazzo, al sole, a godersi le ultime settimane di caldo e luce. Piiiing poooong, piiiing poooong. Io li scruto dalla finestra, sotto le pale del ventilatore; mi rifiuto di sopportare altro caldo… e altra luce! Odio questo mese che dovrebbe introdurci nella stagione più affascinante, colorata, frizzante, ispiratrice e invece è diventato ormai un’appendice d’estate. Di settembre accetto solo la vendemmia. Quando arriva il nono mese dell’anno, io mi sto trascinando oramai da settimane, perché la mia soglia di sopportazione della bella stagione, salvo i giorni al mare, arriva fino a inizio luglio. Dopodiché inizio il conto alla rovescia. Infinito.
L’afa, le zanzare, l’insonnia, la pelle che appiccica, i capillari delle mie gambe in vista, i piedi gonfi, il gelo dentro l’Esselunga, i vermi nella spazzatura, l’irrigazione quotidiana delle fioriere, i consigli dei telegiornali, Techetè, la principessa Sissi (mio incubo dai tempi del liceo, quando me la facevano vedere in tedesco), il freezer pieno di gelati che tolgono spazio al prosecco quando ti sei dimenticato di metterlo in frigo al mattino e devi refrigerarlo in fretta la sera, i maledetti ignobili tormentoni musicali, che anche non volendo, si sentono ovunque (quest’anno si sono aggiunti Mina e la compagnia telefonica rossa e blu a rendere l’ attesa del fresco ancora più snervante); c’è qualcosa di bello in tutto ciò? Detto così, so che potrei riscuotere un discreto numero di consensi sul fatto che l’estate sia, diciamo, più faticosa che esaltante; raramente, invece, trovo qualcuno che, come me, non apprezzi la luce fino alle 21. Le giornate interminabili non mi danno particolarmente gioia. Una volta lessi che ci sono “teste” che producono troppa adrenalina e per questo si rilassano, per esempio, quando il cielo è grigio. Probabilmente faccio parte di quel gruppo. Il sole pomeridiano che si riflette sul pavimento bianco della cucina mi fa sbarellare (per usare un linguaggio moderno ed efficace); quindi, dopo pranzo, srotolo la persiana, giù, fino almeno a metà per far riposare il cervello con un po’ di penombra, con la conseguenza, tipo come è successo in questo preciso momento, che quando mio marito rientra dal terrazzo, non si abbassa abbastanza e sbammmm, botta in fronte. E giù tutti i Santi: non è colpa mia se lui non prende bene le misure.
E non parliamo, poi, dei lunghi periodi (ormai frequenti) di siccità, in cui mi inaridisco come le piante del mio terrazzo quando me ne devo occupare io. Dopo 10 giorni di sole consecutivi, inizio a guardare le previsioni del tempo e se non vedo una nuvola nell’arco dei 10 giorni successivi, inizio ad appassire: pelle che si squama, arsura, neuroni avvizziti. La mia playlist si trasforma in una vera e propria danza della pioggia e comprende solo canzoni tipo, Purple Rain, Have you ever seen the rain, Fool in the rain, Here comes the rain again, No rain, November rain, I wish it would rain, Who’ll stop the rain, Umbrella… Sarà che sono un segno di terra, ma ho fisicamente bisogno della pioggia, anche sotto forma di neve, o meglio ancora, di nebbia.
Credo che i miei tre poveri maschi siano sempre contenti dell’arrivo dell’autunno, perché sanno che i miei borbottii finiscono e possono tornare a parlarmi senza timore. Io le vedo le loro espressioni tese quando mi chiedono uno sforzo in più di tolleranza caldo e/o luce. Tipo “amore, per stasera in pizzeria… prenoto dentro o ..f….” Non riesce nemmeno a dirlo “fuori” perché sa che se è stata una giornata particolarmente afosa e ho superato le quattro punture di zanzara, potrei mangiarmelo. Oppure “mamma, sei più bella del solito oggi… e il pranzo era davvero squisito… Ti va torneo di ping pong quando arriva papà?”. Chiedono i ragazzini sudando freddo. Io mi sforzo, chiedetelo a loro! La sera ceniamo fuori e sorrido pure, anche se quel sole non va giù e mangio con lo zampirone tra le gambe. A volte, mi tuffo persino nella piscinetta con loro, per improbabili tornei di pallanuoto; l’acqua è più calda di quella della doccia, ma sono bravissima a fingere che mi dia refrigerio. Chiariamo, non è che vorrei passare l’estate chiusa in casa al buio. Ancora non sono arrivata a quel livello di esaurimento. Eppperò, quando il Cape (mio marito) un mercoledì qualsiasi di agosto alle 17 mi dice “ci sdraiamo fuori un po’ al sole a leggere?” ecco, io declino gentilmente l’invito – che a leggere non c’è bisogno della compagnia – gli porto una birra fresca per alleviare il mio senso di colpa e poi torno in casa, abbasso la tapparella, mi sdraio sul divano col mio libro e mi assopisco… in attesa della sua testata che mi sveglierà di soprassalto.

Povero teshhhtone del Cape!
Chiaraaaa
Fino a questo punto…….
Non pensavo che odiassi così tanto il caldo…
Dai che tra qualche ora PIOVERÀ…. KISS KISS