Che la pandemia non ci abbia cambiati molto in termini di rispetto verso gli altri, è facilmente intuibile; senza andare a cercare i negazionisti squilibrati o gli sciacalli che ci han fatto e ci fanno campagna elettorale: basta mettersi davanti a una qualsiasi scuola, all’orario di ingresso o di uscita, per averne la prova.
Il mio curriculum di mamma di due ragazzini (seconda media e terza elementare), riporta ormai un discreto numero di riunioni e assemblee di classe a cui ho diligentemente partecipato e posso affermare con assoluta certezza che, dalla materna alle medie, il primo argomento affrontato dalle insegnanti è sempre lo stesso: LA PUNTUALITA’ “Prima di iniziare vorremmo ricordare l’importanza del rispetto degli orari…perché… il bimbo che arriva in ritardo, non solo disturba i compagni già seduti, ma vive lui stesso un momento di imbarazzo poco piacevole” ecc… Per carità, un ritardo può capitare a tutti, ma pare che la recidività la faccia da padrone in questo ambito.
Sono passate solo due settimane dall’inizio della scuola, faticosissimo per mille motivi, sono stati stabiliti orari di entrata contingentati e ci è stato raccomandato di essere in orario, ALMENO in questo contesto particolare; richiesta comprensibilissima, che ha aumentato la mia paranoia della sveglia. Ma si sa, il mondo è bello perché è vario, e nonostante l’esortazione, sono già cominciate le scene di genitori che arrivano di corsa e lanciano i figli oltre il cancello, piazzando l’auto (tra l’altro, spesso di notevoli dimensioni), proprio davanti agli ingressi, costringendo così quegli imbecilli di genitori sempre puntuali, che cercano di mantenere il distanziamento e rispettare la “segnaletica covid”, a dover fare, in pochi secondi, un’ardua scelta: mi assembro o mi faccio investire? Dalle suddette macchinone fuori posto, spesso illuminate come un albero di Natale dalle scintillanti “4 frecce” (non è che con quelle vale tutto), scendono profumatissime mamme, sempre sorridenti nonostante i tacchi (che, a parte il rossetto sui denti, io un po’ invidio, perché hanno la stessa mise che io potrei avere quando vado a un matrimonio. Forse) e scuotendo la testa asseriscono che insomma, LORO sono in ritardo e molto di corsa, perché LORO devono andare a lavorare! Tutti gli ALTRI, invece, a quanto pare, hanno minuti omaggio da passare in auto, in attesa che la macchina che li blocca si sposti. La cosa terrificante è che ci sono genitori che pretendono anche di avere ragione e fanno passare “i puntuali” come NevrasteniciSecchioniFanaticiDell’orologioManiaciDelControllo. A proposito, alla voce “esperienze precedenti” del suddetto c.v. da genitore, vanto qualche vaffa e un dito medio di alcune madri e persino un “TU devi farti curare, adesso aspetti” rimediato da un ragazzino rimasto in attesa nell’auto della madre che ostruiva il passaggio della mia; gli avevo chiesto gentilmente di cercare la mamma perché il mio secondogenito, allora quattrenne, stava perdendo sangue dal naso. Di fronte a tanta arroganza, confesso che a volte mi piacerebbe reagire dicendo (cit. OFFSPRING – v. canzone allegata) “You drive on my ass, your foot’s on the gas and your next breath is your last”, ma poi, sarà che sono pigra, preferisco non fare sforzi con certa gente e mollarla lì nella sua piccolezza.
Durante il lockdown e fasi successive, abbiamo fatto enormi sacrifici per riorganizzare la famiglia, per capire dove lasciare i bimbi mentre andavamo al lavoro, per incastrare le ore di smartworking con quelle in cui ci siamo trasformate in maestre, per far quadrare i conti; è stato stancante per tutti (e purtroppo, per alcuni, anche doloroso). E ancora più difficoltosa è stata l’apertura delle scuole, dietro cui c’è stato e continua a esserci un impegno estenuante degli addetti ai lavori (genitori compresi); ci sono ancora tante incognite, da come affronteremo le prime influenze, alla mancanza degli insegnanti. Davanti a tutto questo, invece di criticare le maestre che sono già in ritardo col programma, si potrebbe pensare di iniziare a non essere in ritardo voi, magari sacrificando 10 minuti 10 di sonno e di rossetto; arrivando in orario, trovereste un parcheggio consono, magari non a 10 metri dal cancello della scuola, ma avreste il tempo di farvi una camminata di tre minuti con vostro figlio per mano, accompagnarlo con calma all’ingresso contingentato, in modo che tutti abbiano la possibilità di rispettare il distanziamento, senza rischiare di perdere un piede sotto un suv. Non voglio fare una lezione su come si faccia il genitore, magari esistesse un corso a cui potermi iscrivere! Facevo solo una riflessione sul fatto che la puntualità e l’osservanza delle regole, segnaletica stradale compresa, siano un segno di rispetto verso gli altri. Capisco anche che non siate interessati alla comunità; e ok. Ma vi prego, almeno, quando arrivate trafelate trascinando vostro figlio, evitate di rivolgervi a lui dicendo cose tipo “muoviti che mi fai fare tardi al lavoro”. Sarà proprio colpa sua? Io avrò sicuramente problemi emotivi, ma tutte le volte mi si stringe il cuore. Non dovremmo essere noi ad occuparci di loro, anche insegnando ad essere pronti in tempo?
E a questo punto, già che ci siamo, vorrei che si spargesse la voce che i bambini non sono idrosolubili; quindi, quando piove, nel momento in cui il fanciullo ci viene consegnato, chiudiamo un attimo l’ombrello, invece di mirare gli altri genitori negli occhi con le stecche. Perché, vi assicuro, è scientificamente provato: se anche prendessero due gocce d’acqua, non si scioglierebbero come un’aspirina in un bicchiere.

Bellissimo come sempre ❤️