“Somebody Put Something In My Drink” Ramones – “Qualcuno ha messo qualcosa nel mio drink”
Oddio, più che altro qualcuno ha messo qualche drink nella mia tasca. Quel qualcuno ero io, e le tasche erano quelle di Chiara, in cui riversavo mignon di grappa la domenica a San Siro. Io, simpatico son sempre stato, ma ho avuto dei periodi di forte “decadentismo” fisico! Insomma, ero proprio ciccio, e nonostante la mia chioma fluente, l’occhio azzurro e i lineamenti greci, non ero sicuramente il modello della pubblicità del profumo di Armani… o meglio, lui quando nuota sembra un possente delfino, io sarei potuto sembrare una megattera di 30000 kg! Quindi ho puntato sullo stordimento alcolico per convincerla di essere l’uomo della sua vita. Devo dire che in definitiva il mio subdolo piano è andato in porto e ha tracciato la strada su cui ci siamo mossi in questi anni con però maggiore equilibrio (la mantengo in uno stato di semi-ebbrezza perché continui a pensarla così).
Con il passare degli anni ci siamo moderati nelle quantità (maturità), ma il confronto sul vino da acquistare è sempre vivo, grande motivo di dibattito, ma mai di litigio. L’unico vero, reale vantaggio di vivere in una città della pianura padana, sull’asse del Sempione, è avere un supermercato ogni due metri: evviva le promozioni nel reparto vino per coprire tutta la mensilità! Ora, eliminando i vini dai 15 euro in su, cerchiamo sempre di muoverci sulle offerte che ci consentano di prendere la miglior bottiglia, in rapporto al prezzo. Altro criterio di scelta: per Chiara i vini sotto i 13° non sono meritevoli di esistere, li guarda con lo stesso sprezzo con cui i miei figli guardano Cristiano Ronaldo in bianconero. Nonostante adocchiamo già sul volantino il vino desiderato, il reparto vini dei supermercati della zona potrebbe portare una targhetta a noi intitolata per quanto tempo ci passiamo. Qui inizia il match: CapeManiBucate Vs Chiara T-Rex/braccino corto! Come al solito l’equilibrio ha la meglio, mediati anche dall’intervento dei figli, che ci fanno notare che siamo al supermercato da circa 3 ore. Quindi niente, le faccio credere di cedere e appena si mette in coda al banco dei salumi, infilo nel carrello qualche bottiglia più cara, nascosta tra il Carnaroli e il Dixan.
Altro momento imprescindibile è quello dell’aperitivo. Nei locali del circondario sia noi che i nostri figli, provvediamo a spazzolare il buffet come se fossimo di ritorno dalla campagna di Russia, ma, per correttezza, sempre con la dovuta proporzione di consumo di alcolici. E’ uno dei rari momenti in cui io faccio l’uomo, con il mio immancabile Negroni e lei è veramente donna col suo Margarida.
Ultimamente, gli orari degli impegni sportivi dei ragazzi, nonché i prezzi da denuncia dei cocktails, ci hanno fatto prendere una piacevole abitudine: il Negroni casalingo (detto “Wife Negroni”). Lei si è specializzata e me lo fa trovare pronto quando riporto i figli a casa dall’allenamento, dopo una giornata pesante. Prepara anche il buffet. E quindi, a cosa serve uscire, quando posso sorseggiare l’intruglio in ciabatte?
Anche perché un’altra piacevole abitudine delle nostre serate domestiche è l’apertura del vino. Prosecco mentre io spilucco e lei cucina, e poi il vino a tavola, scelto in base al menù. Sceglie sempre lei, ovvio. Io sarei capace di sprecare un Amarone d’annata, per accompagnare la frittata. Lei, in questo, è più razionale. Non lo è quando passiamo all’assaggio: per lei non esistono MAI bottiglie che sappiano di tappo; quando capita, dopo un primo assaggio se ne esce con la stessa identica frase: “siiii.. si sente una leggera punta di tappo, ma è bevibile” e mi rivolge un’espressione benevola atta a convincermi, mentre io piuttosto berrei con maggior entusiasmo un bicchiere di olio di ricino. E su questa cosa vinco io! La fisso truce, lei alza le spalle e ridendo mi dice “Ok, apri un’altra bottiglia, intanto io metto su un po’ di musica”. Ecco, con questa battuta inizia solitamente il nostro weekend, che è metaforicamente il motto della nostra vita familiare: alla fine della giornata, ci versiamo un (…) bicchiere e sdrammatizziamo le fatiche a suon di canzoni.
Ps: ovviamente, rientra tutto nel mio piano iniziale di tenerla in stato di semi-incoscienza.
