Lasciami in down

Lasciami in down – Timoria. Sono in down, lasciami in down… eh si caro zio del Rock Omar Pedrini, quando hai scritto questo pezzone, inserito in quel capolavoro di “Viaggio Senza Vento” so a cosa pensavi, lo so perfettamente e senza peccare d’immodestia credo di non sbagliare.

Da buon tifoso del tuo amato Brescia, parlavi non di un ragazzo dipendente in botta post dose, come tanti superficialotti possono aver pensato, ma in realtà allo stato di mia moglie e di mio figlio maggiore in questa domenica mattina.

In realtà è una domenica mattina come tante altre oramai nel mio quarto di vita; da quando ho avuto la disgraziata consapevolezza che il sacro cuore dell’EFFECI Internazionale mi bruciava dentro, credo che sia approssimativamente l’ottantatreesima domenica mattina così: la domenica di INTER – juve.

Mia moglie e mio figlio, si diceva, alle 9 del mattino davanti alla tazza di latte e biscotti stanno già blaterando dell’incontro in tono funereo: lei paventa già tre rigori contro e sette gol in fuorigioco, lui ha sentito dire da un biscugino laterale di Pescara (citazione per gente colta, al vincitore va un mio poster di Patsy Kensit del 1988) che stanotte Lukaku ha avuto la dissenteria e che Lautaro Martinez ha picchiato il mignolo destro andando in bagno al buio e non saranno della partita.

Io cerco di estraniarmi e di godermi i miei trecento grammi di frollini pucciati nel latte freddo insieme a pollice e indice … perché dopo anni ho capito che riguardo alla carriera di tifoso sono totalmente agli antipodi della mia pseudo carriera di “sportivo”: io, fan sfegatato di John McEnroe, quando scendevo su un campo di football americano, calcio, tennis, tavolo ping pong, su una pista di sci (sìsì… ho fatto tanti sport, tutti mediocremente) non lo facevo per divertimento… MA PER VINCERE!! Lo spirito di THE ULTIMATE WARRIOR si impossessa di me … sbuffo, ci metto foga, impeto competitivo: io devo vincere! Mentre la mia carriera da tifoso, soprattutto da tifoso di questa mia amata squadra, la vivo conscio che è impossibile pensare a una duratura e credibile serie di soddisfazioni.

Quindi per me fino a quando il tempo è stato quello dello stadio, la vivevo come la ritualità: treno/mezzi/camminata/partita/rientro nei tempi giovani – divano/birretta/telecomando nella versione familiare. Niente di più, niente di meno, oggi come allora posso sentire l’odore dell’erba del campo di gioco, l’emozione dell’attesa, anche con il sedere al caldo ed i confort casalinghi… sono qui, occhi e cuore gonfi di stupida e cieca positività.

Ma la coppia è in agguato. Lei “non farti illusioni amore (naturalmente parla con il pargolo)… me lo sento, me lo sento, 3 a 0 per loro”, lui annuisce con sguardo scuro e risoluto…. Cerco di tenere il piccolo dalla mia, ancora giovane e puro con il suo immaturo entusiasmo.

Partiti, 12 secondi… Pargolo grande “giochiamo di schifo, perché XY gioca a sinistra? Si vede che a Lautaro fa male il mignolo, guarda come corre”… dentro di me impreco e stringo la bottiglia della birra, è calda… non sono più il giaguaro delle grappe in Curva Nord.

Becchiamo l’inevitabile gol, stranamente non in fuorigioco: si girano all’unisono verso di me con lo sguardo “avevamo provato ad avvisarti stupidobabboottimistadeinostristivali”

La partita scivola via quasi veloce, ma la mia cieca positività non molla fino al novantatreesimo; tra un “va va che robaaaaaaaaaaaa” del figlio e un “beeep beeeeeeeeeeep beeeeeeeeep figlio di XHDIODEHFOHOE pezzo di @§°&%, tua sorella quella ?^£”x” della moglie, arrivo al fischio finale spossato, svuotato, sfinito. A quel punto, si deve spegnere tutto e mi viene vietata espressamente qualsiasi trasmissione sportiva; per fortuna da settembre a febbraio mi salva il football in tarda serata; altrimenti, da classico interista nostalgico, mi riguardo sul telefono la finale di Champions del Triplete (nascosto sotto le coperte e con le cuffie, così non sento il turpiloquio della consorte che andrà avanti anche nel sonno); mi riguardo il Principe Diego che salta il difensore, la palla in rete, l’esultanza tipica argentina davanti alle gradinate di tifosi increduli! Questi sì che sono bei momenti, non duraturi ma assolutamente credibili e… unici, in Italia.

Almeno così… si riesce a essere meno in down.

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