Keep yourself alive

Keep yourself alive – Queen. “Of all the troubles in my way, Mind you grow a little wiser”, il buon Brian May quando scrisse questa canzone, che uscì pochi giorni prima della mia venuta al mondo, era avanti anni luce! Oddio, lo è in senso assoluto.

La frase citata ti dice che tutti gli ostacoli incontrati sulla strada ti portano a crescere ed essere più saggio e lo spero bene, perché a volte riscontro maggior saggezza ed equilibrio nei miei pargoli.

Quando abbiamo pensato a questo blog, il Covid-19 appariva una lontana sfiga orientaleggiante; la seguivamo con distratto interesse ascoltando il buon Giorgino, ma mai avremmo pensato che avrebbe trovato spazio tra i nostri argomenti.

Poi a fine febbraio, di colpo, ci siamo svegliati in piena emergenza e siamo rimasti lì, con quella faccia basita di quando, zappingando, per caso vediamo Giletti dire ovvietà che manco mia nonna quando parla del tempo e con l’espressione pensierosa, ma vuota, che avevo io durante il compito in classe di matematica.

Ricordo come se fosse ieri il mio ritorno a casa dalla palestra il giorno sabato 29 febbraio. Mi sono rivolto a Chiara con tono sbeffeggiante del rimbambito che non aveva inteso ancora bene le proporzioni della cosa: “La palestra era deserta! Ma la gente è impazzita? Un’influenza e si chiudono tutti in casa?”

Inutile dire che Nostradamus mi stava già metaforicamente sputando in un occhio e da lì in avanti ho percorso tutte le tappe dell’italiano medio oscillando tra il cieco ottimismo ed il più funereo presagio da film post apocalittico… Dal “ci stiamo preoccupando troppo, siamo italiani! Se non ci ha ucciso la sconfitta ai rigori con il Brasile del mondiale del 1994 come può  farlo un virus di importazione?”,  al “moriremo tutti, siamo spacciati… vado a dare l’ultimo bacio a miei figli, chiamo tutta la rubrica del telefono dispensando solo amore e buoni sentimenti

All’inizio di marzo, soprattutto negli ambienti lavorativi, si captava un’ansia crescente: “ci salutiamo da qui? 7 metri di distanza sono sufficienti? Ti lancio la bolla, l’ho fatta su ad areoplanino per comodità… Rispondi tu al telefono? Devo andare in bagno a lavarmi le mani, non lo faccio oramai da 12 minuti…”

Finché la sera del 21 Marzo il buon Peppe Nazionale prendeva i microfoni e ci comunicava: “Chiudiamo tutte le attività produttive non essenziali”… Oh cazzo Giuseppe, ma sei sicuro? Cioè, già il tessile è ridotto una fetecchia da un po’ di tempo, in più mi fai chiudere nell’unico momento in cui ci sta un poco di trabajo?? Disorientato, mi rendo conto che se una Nazione che già si tiene insieme con un po’ di vinavil e due sputi (e vedendo quanti ponti crollano, non è che ci riesca benissimo), decide di prendere una decisione simile, c’è da preoccuparsi davvero.

In casa la notizia viene accolta con stati d’animo da decifrare: i figli accennano un trenino in stile capodanno felici e sorridenti; Chiara ha un’ interpretabile espressione; fingo orrendamente di scorgere felicità nei suoi occhi per il fatto di godersi la mia compagnia per un po’, ma vedo del turbamento dietro quel sorriso tirato. Sa che, in pieno stile “verdoniano”, sto per trasformarmi in FURIO e, infatti, nella mia testa ho già pianificato tutte le giornate delle ferie forzate:

  1. Trasformazione del piano inferiore da zona salotto a palestra modulabile per attività fisica, minimo un’ora al giorno.
  2. Lista lavori riservati solitamente al periodo delle vacanze estive, riorganizzazione spazi, più imbiancaggi piccole zone
  3. Piano di battaglia per spesa, con studio della lista e soprattutto attenta riflessione sulla scelta di giorno e orario migliore per evitare code degne dell’Oblivion.
  4. Calendarizzazione di 72 grigliate di varia natura.
  5. Recupero di circa 41619844364 ore di sonno arretrato, figlie di anni con al fianco una moglie insonne e figli piuttosto mattinieri.

Partiamo dal fondo: sonno. Sono stato un campione! Pur andando a letto ad orari che non facevo più da quando ero un giovane avvezzo alla vita notturna, riuscivo sempre a dormire fino alle 09,30/10 in barba alla luce che filtrava dalla finestra. Voto 9

Attività fisica: svolta rigorosamente in orario di pranzo altrui, così da evitare la tentazione di ingerire cibi solidi. Nonostante la costanza, 6 giorni su 7, e finendo sempre sudato da far schifo, il decadimento fisico non è stato contenuto. Sufficienza per l’impegno, insufficienza per il risultato. Media: 6

Lavori casalinghi: un trionfo! Ho praticamente rimesso a nuovo casa, con mia somma soddisfazione. Un po’ meno soddisfatta lei, che si è vista smontare serramenti ad un metro di distanza dove cercava di fare concentrare il piccolo sui compiti, oppure si trovava all’improvviso locali interdetti causa vernice fresca. Voto 8 (potevo fare di meglio, ma ho anche preservato i rapporti coniugali).

Supermercato: qui ho dato il meglio di me! Bardato come Dustin Hoffman in “Virus Letale” (che orrore i film catastrofici) mi recavo in loco sempre intorno alle 13.30, orario perfetto perché la gente era ancora in pausa pranzo; tra l’altro, essendo ancora un po’ sudaticcio per via dell’ attività fisica, mi riconoscevano tutti un distanziamento sociale di 8 metri. Ero munito di lista stilata dalla moglie, rigorosamente per corsia (con tanto di “titoli” in colore differente) e relative precise quantità. Lista alla quale facevo aggiunte personali a seconda della fame e delle voglie del momento, a cazzo, non valutando assolutamente i costi. Il tutto si materializzava in scontrini chilometrici con importi sanguinolenti; lo ammetto: la nostra economia domestica non reggerebbe l’urto di un mio costante impegno all’approvvigionamento dei beni di “prima” necessità (dove con PRIMA necessità intendo, per esempio, la carbonella, per me essenziale più del pane – ma magari l’argomento spesa lo affronteremo in un capitolo a parte-). Voto 7 per l’organizzazione, 4 per gli importi spesi. Media: male, male.

La verità è che mi sono impegnato in tutto questo, per chiamarmi fuori dalla gestione didattica dei figli nella mattinata/primo pomeriggio; secondo me i genitori che se ne occupano meriterebbero una medaglia al valore civile! Orari, appuntamenti, compiti da scaricare, esercizi, scansioni, stampe, email, zoom, meet, videochiamate, lavoretti, progetti, iniziative… oooooooooouuuu, qui ci vorrebbe una segretaria per non perdersi qualcosa per strada!

Il pomeriggio, mentre Chiara lavorava smart, lo dedicavo prima alla rifinitura dei compiti (del piccolo ovviamente, fino alla seconda elementare ci arrivo anche con la matematica, dall’anno prossimo so’ cazzi, speriamo nel vaccino) e poi minitorneo di calcio, io e ottenne contro dodicenne da solo.

Sono riuscito anche a mettermi spesso stravaccato al sole con un po’ di musica ed un libro, un breve momento di relax prima del tremebondo gioco aperitivo. Sempre lo stesso: un nome, un ossimoro: “Non ti arrabbiare” … Molti di voi lo conosceranno: un po’ come il “rubamazzetto” è un gioco violento e senza esclusione di colpi, in cui la fortuna la fa da padrone… ed è inutile dirvi che io ho una fortuna fantozziana al gioco. Sono riuscito persino a scalfire un dado in un momento d’ira.

Diciamolo, sono stati giorni per noi preziosi, pur essendo consapevoli di vivere nella parte del mondo con il bicchiere mezzo pieno, perché (finora) siamo stati tutti bene, parenti compresi; perché i soldi per il necessario non sono mancati; perché la casa, per quanto piccina, è dotata di un bel terrazzo che ha permesso ai ragazzi di giocare all’aperto e a noi grandi di guardarci i tramonti bellissimi di quei giorni immersi nel silenzio. Diverse volte ci siamo commossi pensando a persone in difficoltà che non potevamo aiutare e ancora una volta ci siamo resi conto di quanto nella “sfortuna siamo stati fortunati” perché abbiamo avuto l’opportunità di vivere questi momenti nel miglior modo possibile, mentre fuori c’era gente che ha combattuto e combatte in maniera ben diversa, magari è stata pure sconfitta e non può permettersi di ironizzare su un momento così.

Ringraziamo Dio o chi per lui, per aver potuto trasformare questo momento in qualcosa che ci ha fatto crescere “a little wiser” e mantenere noi stessi vivi. Keep yourself alive.

Una risposta a “Keep yourself alive”

  1. Fantastici Cape mentre leggevo vi immaginavo….io mi ritrovo con voi per prezzi della spesa e didattica di Ale e gestione di terminator stile leone in gabbia…ma mi ritrovo anche sul fatto di aver goduto la famiglia ecc ecc

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